Macchine Movimento Terra
I - Lo sviluppo delle macchine movimento terra
Per costruire la piramide di Cheope ci vollero 2,6 milioni cubi di materiale e il lavoro di 100 mila uomini che vi si dedicassero per 23 anni. Ancora all’inizio del XIX secolo il migliore lavoratore munito di pala e della sua energia fisica non poteva muovere più di 19 metri cubici di terra al giorno.
Se l’inizio della storia della movimentazione della terra affonda le proprie radici nelle primi attività edili ed agricole umane (operazioni di sbancamento, livellamento, aratura, canalizzazione ecc.), la prima meccanizzazione di cui si ha notizia è opera dell’italiano Giovanni Fontana che nel 1420 disegnò una draga con braccio escavatore.
Nel 1836 lo Yeankee Geologist, il primo escavatore a vapore permise di scavare 380 metri cubi di terra al giorno. Questo significa (se facciamo astrazione dal trasporto e dalla costruzione vera e propria) che un solo uomo alla guida di tale veicolo avrebbe potuto scavare tutto il materiale necessario alla costruzione della piramide di Cheope in “soli” 18 anni, con un aumento enorme della produttività del lavoro.
Il più grande escavatore mai esistito - il Marion 6360 costruito nel 1965 - invece, avrebbe potuto svolgere lo stesso lavoro in 31 giorni lavorativi di 12 ore.
Se la prima macchina movimento terra storicamente esistita è italiana, per assistere alla nascita in Italia di una vera e propria industria nel campo di questo settore bisogna attendere il secondo dopoguerra, quando le aziende produttrici di macchine agricole cominciarono a utilizzare i propri impianti e il proprio know-how tecnologico per realizzare apripista, escavatori, pale e, in seguito negli anni settanta e ottanta, terne, minipale compatte (skid steer loader) e miniescavatori.
Oggi l’industria italiana di settore è tra le più avanzate del mondo, produce macchine per l’intera gamma che oltre a rendere possibile la costruzione di monumenti come la piramide di Cheope con grandissimo risparmio di lavoro, permette un approccio sempre più rispettoso dell’ambiente e delle norme di sicurezza.
II - Produzione e vendita delle macchine movimento terra
La produzione di settore delle macchine movimento terra è cresciuta costantemente dal dopoguerra fino alla fine degli anni settanta, accompagnando il processo di ricostruzione e di sviluppo industriale nazionale. In seguito si è assistito ad una contrazione che è perdurata fino al 1985, quando la ripresa ha cominciato ad essere trainata dai mercati esteri, Stati Uniti in testa, che nel frattempo erano diventati un importante componente di stimolo della produzione nazionale.
Il comparto è tornato in rosso nel primo lustro degli anni novanta, per poi avviare un percorso di recupero e di crescita che, aldilà di alcune flessioni congiunturali, si è protratto fino ad oggi.
La struttura del comparto industriale delle macchine movimento terra è costituita da molte piccole e medie imprese, ma anche da alcuni importanti produttori transnazionali sia di macchine complete che di componenti.
Quest’ultimo gruppo d’imprese ha un peso molto rilevante sulla produzione e l’export italiani. L’Italia del comparto si distingue inoltre in quanto produttrice di una gamma vasta e completa di macchine e attrezzature. L'Italia è, inoltre, leader mondiale nella produzione di cingolature.
Nel 2005 in Italia sono state prodotte macchine movimento terra per un valore complessivo 3,4 di miliardi di euro. Circa il 60% (2 miliardi di euro) di tale output è stato esportato in oltre 130 paesi di tutto il mondo con un saldo attivo della bilancia commerciale di oltre 920 milioni di euro.
Tra i mercati più importanti di destinazione ci sono gli Stati Uniti, la Francia, il Regno Unito la Spagna e la Germania.
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